La superficie entra nelle visure catastali

novembre 13, 2015

Non solo vani. Nel comunicato diffuso dal Fisco si legge che "L'Agenzia delle Entrate rende disponibile la superficie catastale nelle visure delle unità immobiliari censite nelle categorie dei gruppi A, B e C. Una novità che semplifica la vita ai proprietari di 57 milioni di immobili, mettendo a loro disposizione un dato finora visibile solo nelle applicazioni degli uffici".
Dal 9 novembre 2015 nelle visure catastali fanno il loro debutto i metri quadri, il "documento di riconoscimento" rilasciato dall'Agenzia delle Entrate conterrà nero su bianco anche il dato relativo alle superficie oltre ai dati identificativi dell'immobile (sezione urbana, foglio, particella, subalterno, Comune) e ai dati di classamento (zona censuaria ed eventuale microzona, categoria catastale, classe, consistenza, rendita).
I metri quadri delle unità immobiliari, pur essendo aggiunti alla visura, non avranno effetti sulla rendita catastale che verrà calcolata sempre sulla base dei vani, fino a quando non sarà operativa la riforma del catasto.
L’inserimento della superficie catastale nelle visure dei fabbricati ‘ordinari’ non influisce sul prelievo del Fisco. A sottolinearlo l’Associazione nazionale dei comuni italiani che intervenendo a tal proposito ha precisato: "La pubblicazione delle superfici nei dati catastali accessibili a tutti i cittadini è certamente un utile elemento di trasparenza e di miglioramento della significatività degli archivi catastali, a lungo perseguito, che ha però un’influenza pressoché nulla sui prelievi fiscali".
ll calcolo della superficie catastale è indispensabile nel caso in cui si voglia rilevare la superficie calpestabile di un immobile appartenente alla categoria del gruppo A (appartamenti, uffici, ecc.) B (scuole, ospedali, ecc.), C (negozi, box auto, ecc.), poiché non essendo indicata in nessun documento la metratura di tali tipologie di fabbricati, è l'unico modo per poter verificare l'esattezza dei parametri utilizzati per il calcolo di alcune tasse, quali ad esempio quella sui rifiuti (TARI) che, per le sole destinazioni abitative, considera la superficie calpestabile (o utile, che è la somma delle superfici interne dei singoli ambienti che compongono l’immobile, al netto dei muri perimetrali e dei muri interni, questa differisce dal calcolo dei metri quadrati commerciali che rappresentano invece la superficie lorda comprese eventuali pertinenze esterne quali terrazze, balconi, giardini,ecc.).
Ciascun proprietario avrà così a portata di mano anche questa informazione, già fornita dall'Agenzia delle Entrate ai Comuni, per poter verificare la base imponibile utilizzata per il calcolo del tributo sui rifiuti.
In caso di incoerenza tra la planimetria e la superficie calcolata, inoltre, i contribuenti potranno inviare le proprie osservazioni, attraverso il sito dell'Agenzia, e contribuire quindi a migliorare la qualità delle banche dati condivise tra Fisco ed enti locali. Già dal 2013 i Comuni possono segnalare errori di superficie riscontrati su immobili presenti nella banca dati catastale.
Quanto agli immobili non dotati di planimetria, che risalgono alla prima fase di censimento del Catasto edilizio urbano, e sono di conseguenza privi anche del dato relativo alla superficie, i proprietari possono presentare una dichiarazione di aggiornamento catastale, con procedura Docfa, per l'inserimento in atti della piantina catastale. Tale adempimento è necessario in caso di vendita dell’immobile in quanto il proprietario è tenuto ad attestare “la conformità allo stato di fatto dei dati catastali e delle planimetrie” ai sensi dell’art. 19, comma 14, del decreto legge n. 78 del 2010.